Patrimonio documentario

Fondi documentari di maggiore interesse

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Regia udienza provinciale

bb.495 ., voll.  regg. 58          (1582 – 1808)

La competenza territoriale della Regia udienza di Chieti, magistratura che dal Cinquecento esercitò giustizia sia civile che criminale nel Regno di Napoli, per buona parte del secolo XVII superò la ripartizione amministrativa provinciale estendendo la sua giurisdizione sugli Abruzzi Citra ed Ultra. E’ questo il motivo per cui l’Archivio di Stato di Chieti conserva documentazione giudiziaria ed amministrativa seicentesca riferita a queste due province che in alcuni casi copre efficacemente lacune documentarie degli Archivi di Stato  dell’Aquila e di Teramo.

L’istituzione di collegi giudiziari analoghi, ad Aquila nel1641, aTeramo nel 1685, frazionarono sia la ripartizione giudiziaria che amministrativa delle province abruzzesi. Questo assetto, presente nei circa duecento anni di viceregno, prima spagnolo, poi austriaco, si consolidò con il ristabilimento del Regno borbonico nel 1734. La magistratura venne definitivamente soppressa nel 1808.

Una situazione analoga si rinviene in quasi tutti i fondi documentari prodotti dagli uffici e magistrature precedenti tale data. Così avviene per l’Amministrazione della regia dogana delle merci con sede a Chieti che, superato il Tronto, estendeva la sua competenza sulle dogane teramane e per il Governatorato generale della doganella d’Abruzzo, organismo che per le peculiarità che presenta, si ritiene opportuno descrivere in termini più analitici.

Tribunale collegiale la Regia udienza era composta da un Preside che la presiedeva senza esprimere voto in giudizio poiché privo prevalentemente di laurea in legge, da un Caporuota e due Uditori giudicanti, magistrati di carriera, da un Avvocato fiscale che sosteneva la pubblica accusa, da un Avvocato dei poveri che assicurava il gratuito patrocinio agli imputati indigenti, da un Mastrodatti ed un Segretario che raccoglievano testimonianze e deposizioni, svolgevano servizi di cancelleria in senso lato provvedendo alla conservazione, ordinamento e gestione dell’archivio della magistratura nonché all’esazione dei diritti e proventi processuali.

Giudicava in primo grado crimini passibili di condanna a morte ed in campo civile vertenze di valore superiore a 6 augustali e in grado d’appello le cause discusse nelle Corti di prima. seconda e terza istanza, regie e baronali. Fungeva inoltre da tribunale privilegiato di primo grado nei confronti di cause nelle quali fossero coinvolti, in posizione attiva o passiva, vedove ed orfani. Se a livello provinciale la Regia udienza costituiva il più alto grado di giurisdizione, da essa ci si poteva appellare a magistrature superiori, a Napoli, qualila Gran corte della vicaria,la Regia camera della sommaria, il Sacro regio consiglio.

La documentazione che l’Archivio di Stato di Chieti conserva, prodotta dalla Regia udienza, costituisce un unicum nel panorama archivistico meridionale. Con i suoi 58 registri e le 495 buste di procedimenti civili, comprendenti 13 buste di documentazione giudiziaria sei-settecentesca pervenute da un privato ed un ambito temporale che abbraccia un periodo compreso tra il 1569 ed il 1808, risulta essere, di fronte ad analoghi fondi archivistici del Meridione, il più ricco e corredato. Nonostante la dovizia del fondo deve tuttavia lamentarsi la perdita della imponente quantità di documentazione processuale penale, precedente il 1790, data alle fiamme in applicazione di decreti regi succedutisi tra il 1829 ed il 1831. E l’ archivista provinciale di Chieti ne applicò con estrema cura e sollecitudine le disposizioni come risulta da una comunicazione del 20 maggio ’30 nella quale dichiarò che erano da bruciare 11368 processure penali. Comunque la documentazione salvata dal rogo presenta una notevole varietà di magistrature: sotto la comune denominazione di Regia udienza infatti si trovano riuniti processi di Corti locali, regie e baronali, della Doganella d’Abruzzo, addirittura di Corti napoletane che solo in parte, si può ipotizzare, siano pervenute per regolare interposizione d’appello.    

Accanto alla documentazione processuale più propriamente detta si pongono serie costituite da volumi di cancelleria di pertinenza dei mastrodatti e volumi di obbliganze penes acta che documentano la stipulazione di appalti per fornitura di generi e servizi di prima necessità alla città di Chieti nel periodo in cui, oberata dai debiti, era stata commissariata, ossia dedotta in patrimonio e la sua amministrazione affidata alla magistratura.   

 

Presidenza

bb 9     ( 1758-1806)

In un sistema giuridico nel quale il potere politico-amministrativo si confonde e si interseca con il giudiziario, la figura del Preside provinciale rispondeva più ad esigenze di guida politica del territorio e, per tutto il Seicento e buona parte del Settecento, come Mastro di campo aveva il comando delle forze militari provinciali, con poteri che assumono estremo rilievo in emergenze particolari, come durante l’anno della Repubblica napoletana di Masaniello (1646-1647)o anche nel corso del semestre della Repubblica napoletana del 1799 (24 dicembre ’98–25 aprile ’99).

La documentazione riunita nel fondo della Presidenza, nella sua più che esigua consistenza, testimonia l’attività più propriamente amministrativa del Preside e dunque, tra le numerose competenze delegate e suddelegate, si individuano quelle concernenti i sali, l’annona, le dogane, le merci. Soprattutto emergono per importanza, le poche carte del Tribunale militare combinato, presieduto dal Preside che con un collegio allargato, costituito dalla Regia udienza e da giudici militari, giudicava civili e militari.

Sembra, comunque, di trovarsi di fronte ad un fondo archivistico creato artificiosamente, stralciando carte dal più logico archivio della Regia Udienza. La cosa sarebbe provata dalla presenza, sulle carte, delle sottoscrizioni dei mastrodatti di quest’ ultima magistratura

 

 

Governatore generale della doganella d’Abruzzo

 bb 9    (1760 – 1806)

Accanto alla Regia udienza, con un ambito di pari giurisdizione e competenza, si ponevano magistrature sorte per tutelare gli interessi di categorie privilegiate quale la potente classe dei proprietari di ovini. Creati per essi pascoli riservati nel Tavoliere di Puglia fin dalla metà del ‘400, successivamente, lungo le coste abruzzesi erano stati sottratti alla coltivazione e riservati al pascolo delle greggi provenienti dal confinante Stato Pontificio, ampi territori pianeggianti denominati Regi Stucchi e Poste d’Atri. Per essi era stato inoltre istituito il tribunale denominato Governo generale della Doganella d’Abruzzo avente sede in Chieti da cui dipendevano Luogotenenze periferiche dislocate a Lanciano, Tocco, Sulmona, Pescina e Penne, dalle quali, in grado di appello, si ricorreva a Chieti per approdare eventualmente ad un ulteriore ed ultimo grado di ricorso, dinanzi alla Regia camera della sommaria.     

La Regia udienza e la magistratura doganale erano accomunate, se pur parzialmente, dall’utilizzo dello stesso corpo giudicante: l’avvocato fiscale oppure il caporuota o un uditore dell’ Udienza rivestivano infatti la carica di Governatore generale della Doganella.

Il minuscolo fondo archivistico documenta in minima parte l’attività processuale di questo foro privilegiato, mentre vi trovano maggior spazio carte più prettamente amministrative concernenti l’attività delle magistrature sottoposte delle luogotenenze di Lanciano e Penne e degli uffici doganali di Francavilla, Guardiagrele, Pescara, Pianella, Ripa. Vi si trova documentata la gestione dei pascoli ma l’’esiguità del fondo non permette di avere altro che una minima traccia dell’amministrazione di questo importante cespite dell’economia del Regno.

 

Corti locali

Voll.709, fasci 18       (1525 –1808)

Il fondo è costituito da documentazione comprendente fascicoli di processi celebrati dinanzi alla Corte civile ed alla Corte del governatore di Chieti oltre che alla Corte delle seconde cause, di pertinenza feudale del vescovo della diocesi chietina e numerose Corti regie e baronali di paesi anche minuscoli della provincia. Ad essa si affiancano, in misura preminente, volumi di obbliganze penes acta ove sono raccolte stipulazioni concluse dalle parti, con modalità di estrema agilità formale, dinanzi al mastrodatti della corte. Caratteristica peculiare di questa forma para-contrattuale è la rapidità di adempimento della obbligazione stessa: in caso di inadempienza di una delle parti contraenti, si giunge alla soddisfazione dell’impegno mediante la spedizione di lettere esecutoriali che permettono una immediata esecuzione sui beni della parte inadempiente.

Un’ulteriore peculiarità insita in questa tipologia di documentazione risiede nella immediata visibilità delle varie fasi di esecuzione: l’adempimento dell’ obbliganza ne prevede la “ cassatura” che si esegue cancellandola materialmente con due tratti di penna ed annotandovi, di fianco, la data dell’eseguito pagamento.

In virtù dell’agilità che la contraddistingue l’obbliganza penes acta è la forma di stipulazione preferita per contratti d’affitto, contratti agrari, locazione di opere, ingaggio di maestranze, appalto di lavori e forniture di generi di prima necessità, divenendo una fonte di primaria importanza per lo studio della società nei suoi ceti popolari colmando dunque la lacuna lasciata spesso dalla documentazione notarile che, viceversa, segue il filone di contrattazioni di una consistenza patrimoniale ed economica più notevole e limita inevitabilmente gli ambiti di studio e ricerca.


Intendenza di Abruzzo Citeriore

bb. e pacchi 7614, voll. e regg. 184  (1806-1860)

Nel 1806 la caduta della dinastia borbonica e l’avvento a Napoli del regime napoleonico segnarono l’avvio di una stagione di radicali riforme che, recepite e conservate dai Borboni allorché, dopo dieci anni riconquistarono il trono, mirarono a trasformare le strutture amministrative, giudiziarie e tributarie dello Stato meridionale.

La netta separazione fra amministrazione e giustizia portò, con legge 2 agosto 1806 n. 132, alla sostituzione del Preside che cumulava poteri giudiziari ed esecutivi con l’Intendente, incaricato dell’amministrazione civile, dell’amministrazione finanziaria e dell’alta polizia.

Prima autorità della provincia, oltre che titolare di delicate funzioni di polizia l’Intendente vigilava sui comuni, che visitava periodicamente, e su tutti i pubblici stabilimenti, sovrintendeva alla riscossione di tasse e tributi, alla esecuzione delle opere pubbliche, al controllo e alla tutela del territorio; dirigeva i settori della sanità, della pubblica istruzione, delle attività agricole, commerciali e industriali. Era a capo di tutti i consigli e le commissioni, fisse o temporanee della provincia, a cominciare dal Consiglio d’Intendenza, nell’ambito del quale svolgeva funzioni consultive e di giurisdizione contenziosa; era inoltre presidente del Consiglio generale degli ospizi, organo di controllo di tutti gli stabilimenti di beneficenza della provincia, del Consiglio di leva, della Commissione delle prigioni. A seguito della  eversione della feudalità fu nominato anche Commissario ripartitore dei demani

Per Chieti le molteplici competenze di un organo tanto complesso, così come la storia politica, sociale e economica della provincia, si rispecchiano nelle trentasei serie che costituiscono il fondo dell’ “Intendenza di Abruzzo Citeriore” uno dei più consistenti e completi conservati negli archivi meridionali. Fra le tante si segnala la serie della Polizia. Le oltre 1000 buste che la costituiscono documentano la capillare attività di prevenzione e repressione messa in atto da Francesi e Borboni nel tentativo di porre freno alla criminalità comune e stroncare tutte quelle attività, pubbliche o clandestine, finalizzate al conseguimento di radicali cambiamenti politici. Ne emerge, fra l’altro, l’articolato quadro del Risorgimento abruzzese che ebbe nei moti carbonari del 1814 la sua prima manifestazione e nell’adesione alle vicende del ’48 la sua più intensa e consapevole partecipazione.

A sottolineare l’importanza della serie anche la perdita pressochè totale della collaterale   documentazione della Gran corte criminale di cui si conservano, a partire dal 1848 solo parzialmente, i processi politici.

 

(Polizia, Affari militari, Consigli provinciale e distrettuali, Contabilità centrale, Amministrazione finanziaria, Monasteri soppressi, Vendita dei beni demaniali dello Stato, Tratturi, tratturelli, bracci e riposi, Decreti, circolari, proclami, manifesti, Affari ecclesiastici, Statistiche, Opere pubbliche, Agricoltura, industria e commercio, Boschi e foreste, Miniere, Camposanti, Salute pubblica, Servizio postale,Iistruzione pubblica, Scavi e antichità, Teatro e spettacoli pubblici, Bande musicali, Giustizia, Archivi provinciale e comunali, Pensionisti, Personale statale, Associazione a giornali, abbonamenti, Affari comunali, Bilanci e conti comunali, Stati discussi e stati di variazione, Annona, Amministratori e stipendiati comunali, Reclami e suppliche, Affari vari, Protocolli, Consiglio d’intendenza)

 

Tribunale civile

bb. 167, voll. 329, regg. 454  (1817-1862)

A fianco della Gran corte criminale, con uguale circoscrizione provinciale ma con competenza nel ramo civile la legge 29 maggio 1817, n. 727 previde l’istituzione di in Tribunale civile, nei cui atti si riflette la fitta rete di rapporti quotidiani ed interessi contrastanti alla base della vita sociale ed economica della provincia. Fonte primaria per l’evolversi dei rapporti fra Stato e cittadini, dei rapporti economici e commerciali, del diritto di famiglia la documentazione del Tribunale civile, attraverso mappe, piante e disegni presenti in numero considerevole nei fascicoli delle Perizie, è fonte non marginale per lo studio della storia del territorio chietino e delle sue trasformazioni.

 

 

Tribunale di Chieti, ramo penale

bb. 1210, voll 108, regg. 260 (1862-1963)

Corte d’assise

bb. 308, voll. 15, regg. 8        (1862-1947)

 

MatteottiIl fenomeno della distruzioni e della dispersione di archivi si ripete anche nell’Italia unita. Risultato più spesso di scarti indiscriminati ed incuria che di propositi dolosi, è massicciamente presente in provincia di Chieti dove si registra la perdita di documentazione prodotta da importanti uffici amministrativi. quali la Questura e il genio civile, la cui attività è documentata solo a partire dal periodo successivo alla prima guerra mondiale. Per altri, e si cita fra tutti la Prefettura, le lacune documentarie sono circoscritte a periodi e a settori di attività più o meno ampi.

Con un netto ribaltamento di quanto accaduto e descritto per il periodo murattiano borbonico, un’accurata opera di salvaguardia, pur con l’eccezione degli atti relativi ai primi anni di vita del Tribunale penale, consegnati alla Croce Rossa nel corso della prima guerra mondiale, ha garantito invece la conservazione pressoché integrale della documentazione processuale penale relativa al distretto giudiziario di Chieti.

Davanti al Tribunale penale e alla Corte d’assise, istituiti con decreto 6 aprile 1862, n.530 e ancora in attività sono sfilati nel corso di un secolo imputati di reati comuni, socialisti e anarchici di fine Ottocento, e nel periodo a ridosso dell’Unità i molti protagonisti del brigantaggio antipiemontese che imperversò in provincia di Chieti per oltre un decennio.

Si ricorda poi, anche se l’avvenimento è più che noto e vicende successive hanno portato al trasferimento presso l’Archivio di Stato di Roma di tutti gli atti processuali con l’esclusione della sola sentenza, che in epoca fascistala Corted’assise di Chieti fu scelta per lo svolgimento del processo a carico degli assassini del deputato socialista Giacomo Matteotti, sottratto alla magistratura romana per motivi di ordine pubblico.

 

Atti demaniali

bb. 194, fasc. 2, voll. 67, regg. 23     (1658-1941)

Peculiare degli archivi dell’Italia meridionale è il fondo degli Atti demaniali, nel quale sono confluiti documenti prodotti dai vari uffici che, a partire dal 1806, anno dell’eversione della feudalità disposta con legge 2 agosto n. 130, furono incaricati di presiedere alla divisione dei feudi fra ex baroni e comuni, alla successiva ripartizione delle quote comunali fra i cittadini più indigenti e alla liquidazione degli usi civici in un  intreccio di liti, ricorsi, usurpazioni che si protrasse ben oltre la fine del regime napoleonico e che viene ancora oggi dibattuto davanti a Commissioni regionali.

La documentazione chietina, illustrata da una colorata collezione di piante, risale all’inizio del secolo XIX ma, a testimonianza di controversie secolari, spesso discusse davanti a corti napoletane, le parti presentarono ai commissari ripartitori, a sostegno di diritti legittimi o presunti tali, antichi titoli di possesso. Ne è un esempio lo Statuto dell’università di Scerni risalente al 1542, oggetto nel corso dell’ Ottocento di misteriose sparizioni e inattesi ritrovamenti, titolo inoppugnabile per la verifica dei confini di quel demanio comunale effettuata nel 1860 e ancora oggi conservato presso l’Archivio di Stato di Chieti..

 

Partito nazionale fascista – Federazione fasci di combattimento di Chieti

bb. 806, regg.128       ( 1921-1943)

Fascio di Chieti: Gruppo rionale “A. Casalini”

bb. 19              (1933-1943).

bambini maniw (405x257)L’archivio della Federazione dei fasci di combattimento di Chieti, organo provinciale del Partito nazionale fascista che, presieduto da un Segretario federale raggruppava tutti i Fasci di combattimento eretti nei comuni, dopo essere stato per anni accantonato in alcuni depositi della locale Prefettura è stato acquisito dall’Archivio di Stato solo nel 1985. Un primo sommario ordinamento, realizzato a ridosso del versamento, evidenziò immediatamente l’importanza del fondo che, inferiore per consistenza solo a quello conservato presso l’Archivio di Stato di Torino, ha nella serie degli “Affari generali” una rarità a livello nazionale. La schedatura delle carte, che ad oggi ha interessato la metà circa delle 207 buste che costituiscono la serie, ha permesso l’individuazione di possibili percorsi di ricerca che dagli scontati temi politici si allarga ad ambiti più strettamente economici e sociali.

Nella serie delle “Cartelle personali”, comprensiva di 590 buste, si rinvengono invece curricula vitae, rapporti su comportamenti pubblici e privati, sanzioni disciplinari, foto degli iscritti al partito.

Completano la documentazione della Federazione una serie di registri e materiale contabile.

Fra gli archivi fascisti è poi da segnalare l’archivio del Gruppo rionale “A.Casalini”, una delle quattro sottosezioni in cui era organizzato il Fascio di Chieti. Retto da un Fiduciario e da una Consulta di cinque membri, il gruppo rionale rispecchiava, seppur circoscritta, l’attività del fascio. E’ quanto si rileva dalla scarsa documentazione conservata relativa agli ultimissimi anni del regime, sebbene il gruppo fosse stato istituito fin dal 1933.

 

Brigata Majella

bb. 68, (1943-1949)

L’occupazione tedesca dell’Abruzzo chietino, seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943 e protrattasi fino all’estate successiva, fu contrastata da rivolte popolari e da gruppi partigiani. Fra questi ultimi spicca la formazione della Brigata Majella, che costituitasi nel dicembre successivo al comando dell’avvocato Ettore Troilo di Torricella Peligna, fu l’unica che, dotata di una regolare organizzazione,  operò al di là dei ristretti ambiti locali. Inquadrata nell’esercito alleato seguì l’avanzata del fronte combattendo fino a Bologna. Dopo lo scioglimento della formazione, avvenuto il 14 luglio 1945, l’archivio, fu trasferito a Torricella Peligna, dapprima presso l’Ufficio Assistenza Post-Bellica poi a casa Troilo Nel 1984 alla morte del proprietario le carte furono prese in consegna dal figlio Nicola e da questi affidate nel 1986 all’Archivio di Stato.

La serie più consistente dell’archivio è costituita dalle “Cartelle personali degli arruolati” Accanto a queste diari, relazioni, corrispondenza, foto, manifesti documentano l’attività del gruppo, la sua organizzazione, i rapporti con l’esercito alleato.

 

Catasti

Regg., voll., ff. 7384  (1651-sec. XX)

Per la storia economica e sociale dei comuni del Regno borbonico a metà del Settecento, estremo interesse rivestono i catasti ed in particolare i catasti onciari. Previsti e regolati da una legislazione organica varata tra il 1741 ed il 1744, riordinarono il sistema fiscale delle imposizioni dirette, basato, nelle numerose catastazioni susseguitesi nei secoli precedenti, sulla tassazione personale ed immobiliare. Fondati sul concetto innovativo della tassazione del reddito, comportarono un notevole allargamento della base impositiva, sottoponendo ad un pesante drenaggio fiscale  categorie di artigiani, manovali e piccoli artieri fino ad allora tassati per il solo testastico. 

Redatto in duplice copia, un esemplare dell’onciario era depositato nell’archivio del comune, una seconda copia, con i documenti redatti nelle sue varie fasi di elaborazione ( rivele, apprezzi ), veniva inviata pressola Regiacamera della sommaria , massima magistratura finanziaria del Regno, a Napoli. Oggi, per le vicende spesso tumultuose che hanno coinvolto, nel corso dei secoli, gli archivi comunali, l’esemplare periferico spesso è stato distrutto, a volte salvato mediante deposito negli Archivi di Stato competenti per territorio, altre volte finito in archivi di famiglie che per motivi di prestigio o politici avevano intrecciato le loro vicende.

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